Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino o come Pietro Perugino (Città della Pieve, 1450 circa – Fontignano, 1523), è stato un pittore italiano.

Svolse la propria attività soprattutto in Umbria, Marche, Firenze e Roma, inviò le sue opere a Lucca, Cremona, Venezia, Bologna, Ferrara, Milano e Mantova.

Fuse insieme la luce e la monumentalità di Piero della Francesca con il naturalismo e i modi lineari di Andrea del Verrocchio, filtrandoli attraverso i modi gentili della pittura umbra.

Nacque nel 1450 circa a Città della Pieve.

La sua formazione, dopo un primo contatto con la realtà artistica perugina, avvenne, secondo quanto scrive Giorgio Vasari, con lo studio delle maggiori opere di Piero della Francesca, disseminate fra Umbria, Marche e Toscana.

Nel 1472 si iscrisse alla Compagnia di san Luca a Firenze e iniziò la frequentazione della bottega del Verrocchio.

Datate al 1473 sono le otto tavolette, provenienti dall’Oratorio di San Bernardino, che formavano, a gruppi di quattro, le ante laterali di una nicchia con una statua del Santo.

Esse vennero realizzate a più mani, ma si può riconoscere comunque l’intervento del Perugino in due tavolette, le migliori qualitativamente: quella col Miracolo del bambino nato morto e quella con San Bernardino risana una fanciulla.

In esse l’architettura monumentale e decorata prevale sulle piccole figure umane, e la luce tersa e nitidissima deriva da Piero della Francesca.

Del 1475 circa è l’Adorazione dei Magi, conservata alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, proveniente dalla Chiesa di Santa Maria dei Servi, legata quest’ultima alla famiglia Baglioni, in essa tende a fondere insieme sia il linguaggio di Piero della Francesca, riducendolo a modi più accattivanti e colloquiali sia il linearismo del Verrocchio, depurandolo dei suoi tratti nervosi ed espressionistici.

Datato al 1476 è l’affresco staccato, oggi nella Pinacoteca Comunale di Deruta, con il Padre Eterno con i santi Rocco e Romano.

Nel 1478 lavora agli affreschi della chiesa parrocchiale di Cerqueto, nei pressi di Perugia, ora rimangono solo frammenti, nel San Sebastiano, all’uso della linea, appreso a Firenze unisce un’illuminazione tersa, derivata da Piero della Francesca.

A questa fase appartengono varie ‘Vergini’ disseminate in numerosi musei europei molte delle quali per lungo tempo in passato erano state attribuite al Verrocchio.

In tutte si individua una mescolanza delle influenze a lui trasmesse dai suoi due maestri.

Lavora a Roma dal 1478, dove dipinge l’abside della cappella del coro della Basilica vaticana per papa Sisto IV, opera distrutta.

Nel 1481, viene chiamato sempre dal pontefice ad affrescare la finta pala d’altare nella parete di fondo della Cappella Sistina, con l’Assunta e il papa inginocchiato come committente, opera distrutta per far posto al Giudizio Universale di Michelangelo insieme ad altri suoi due riquadri sulla stessa parete, la Nascita e il Ritrovamento di Mosè e la Natività di Cristo.

Da questo momento fino al 1483 partecipa alla decorazione di tutta la Cappella accanto a Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, artisti fiorentini chiamati da Sisto IV, per le Storie di Cristo; sulla parete destra realizza la Consegna delle chiavi, lasciando al suo collaboratore il Pinturicchio la realizzazione delle scene con il Viaggio di Mosè in Egitto e il Battesimo di Cristo.

Per queste opere i pittori si attennero a comuni convenzioni rappresentative in modo da far risultare il lavoro omogeneo, quali una comune scala dimensionale, una comune struttura ritmica e una comune rappresentazione paesaggistica; utilizzarono inoltre, accanto ad un’unica gamma cromatica, le rifiniture in oro in modo da far risplendere le pitture con i bagliori delle torce e delle candele.

Successivamente, con l’allontanamento del Perugino, fu Luca Signorellia prenderne il posto.

Nell’affresco con la consegna gli apostoli e una folla di personaggi sono ai lati del gruppo centrale costituito dal Cristo che consegna le due chiavi a san Pietro inginocchiato.

La scena è inserita in una grande piazza con un tempio a pianta centrale al centro, simbolo dell’ebraismo, e due archi di trionfo ai lati, simbolo del paganesimo e ripresi dall’arco di Costantino; in secondo piano sono rappresentati gli episodi del pagamento del tributo, a sinistra e a destra della tentata lapidazione di Cristo, a cui si riferisce l’iscrizione sovrastante: “CONTURBATIO IESU CHRISTI LEGISLATORIS”.

Si crede di riconoscere nel personaggio sulla destra in primo piano e con il berretto nero l’autoritratto del Perugino.

Nel 1485 per il gran prestigio di cui godeva fu nominato cittadino onorario di Perugia da cui il suo soprannome.

La sua attività fu frenetica nell’ultimo periodo della sua vita, tanto che aprì due botteghe sia a Firenze che a Perugia.

Le sue composizioni pacate e solenni, ottennero un grande successo, in quanto rispondevano nel modo più adeguato alle pratiche di visualizzazione interiore dei manuali di orazione, diffusissimi alla fine del quattrocento, questi richiedevano come supporto immagini con figure e luoghi non troppo caratterizzati, per permettere al devoto di dare lui un volto e un luogo preciso alla scena sacra che visualizzava internamente; questo portò il Perugino a costruite figure con espressioni indefinite inserite su sfondi paesaggistici allo stesso modo indefiniti, risultato accentuato dall’uso di una gamma cromatica ricca ma soffusa.

Per la città di Firenze eseguì, nel 1493, la Madonna che appare a San Bernardo, conservata a Monaco alla Alte Pinakothek; nel 1494 il ritratto di Francesco delle Opere, ora agli Uffizi; nel 1495 o nel 1500 la tavoletta con Apollo e Dafni, conservata al Louvre.

Quest’ultima nasce dal clima culturale della corte neoplatonica creatosi attorno al Magnifico, dove l’arte si distacca dalla vita civica e ripiega su temi mitologici e allegorici, fruibili solo da un pubblico di specialisti.

La tavoletta in passato è stata identificata come un Apollo e Marsia, ma più probabilmente si tratta di Dafni, che in greco vuol dire Lauro, e sarebbe quindi un’allusione al nome del committente Lorenzo e alla sua vocazione alla arti e alla musica patrocinate da Apollo.

Le figure, immerse in un paesaggio di pacata armonia, sono dolcemente tornite, e se l’Apollo si rifà all’Hermes di Prassitele, Dafni si rifà all’Ares di Lisippo.

Nel 1495 realizza il Compianto su Cristo Morto, ora agli Uffizi; tra il 1495 e il 1496 la Crocifissione ad affresco nella chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi; nel 1500 la Pala di Vallombrosa, ora alla Galleria dell’Accademia, e tra il 1505 e il 1507 il polittico dell Annunziata ora alla Galleria dell’Accademia di Firenze.

Per Perugia eseguì, tra la fine del 1495 e il 1496, la Pala dei Decemviri, detta così perché realizzata su commissione dai Decemviri di Perugia per la cappella del Palazzo Pubblico.

La cimasa con Cristo nel sepolcro si trova alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia.

Nella tavola, al centro, è la Madonna col Bambino in trono con ai lati i santi Lorenzo, Ludovico di Tolosa, Ercolano e Costanzo.

Nel 1496 completa il Polittico di San Pietro, opera smembrata nel 1591, in seguito alla distruzione della chiesa: al centro era l’ Ascensione con la Vergine, gli Apostoli e Angeli; come cimasa Dio in gloria, nella predella le tavole con l’ Adorazione dei Magi, il Battesimo di Cristo, la Resurrezione e due pannelli con i Santi protettori di Perugia.

Infine, sulle basi delle colonne che fiancheggiavano l’ Ascensione erano collocati sei pannelli con Santi benedettini tra cui san Benedetto, santa Flavia e san Placido, queste ultime tre tavolette conservate ai Musei Vaticani; nel 1498 lavorò alla decorazione della Sala dell’Udienza nel Collegio del Cambio a Perugia, ciclo terminato nel 1500 con largo intervento di aiuti.

Il tema del ciclo è la concordanza fra sapienza pagana e sapienza cristiana, tema elaborato dall’umanista Francesco Maturanzio. Sulle pareti sono raffigurati la Trasfigurazione, la Natività, l’Eterno tra angeli sopra un gruppo con profeti e sibille, La Prudenza e la Giustizia sopra sei savi antichi e La Fortezza e la Temperanza sopra sei eroi antichi, nella volta tra tondi dispone allegorie dei pianeti tra decorazioni a grottesche, tra il 1510 e il 1520 il Polittico di Sant’Agostino e tra il 1503 e il 1504 lo Sposalizio della Vergine per la cappella del Sant’Anello in Duomo.

Di questi anni è l’amicizia che intrattiene col giovane pittore Raffaello Sanzio. Per Isabella d’Este, realizza la Lotta tra Amore e Castità nel 1505, tavola per lo studiolo della marchesa nel Castello di San Giorgio a Mantova.

Del 1508 è la decorazione della volta della stanza dell’Incendio di Borgo in Vaticano, commissionata da papa Giulio II, nei quattro tondi sono inseriti la Santissima Trinità, il Creatore in trono tra angeli e cherubini, Cristo come Sol Iustitiae e Cristo tentato dal demonio, Cristo tra la Misericordia e la Giustizia.

A partire da questa data lavora a Perugia e nei dintorni con un progressivo impoverimento dello stile, e ripetendo le sue composizioni di maggior successo.

Morì nel 1523 a Fontignano (frazione del Comune di Perugia).